HANNO SCRITTO:

NUVOLE DI PASSAGGIO, SGUARDI ERRANTI SULLA REALTA'

Metafore del divenire, composte pennellata su pennellata, del punto di passaggio tra ciò che già è stato e ciò che ancora non si conosce. E perciò ancora non ha figura, non ha nome, conserva del passato un'impressione tattile e un profumo tradotti in un colore vorticoso, quello della strada percorsa e che procede in avanti, oltre lo sguardo. Della materia cromatica esplosa, espansa in una marea densa sul supporto, così prossima a inghiottire tutto il campo visivo lasciando appena spiragli di luce, le opere in mostra sono il negativo, il lato riflessivo, il calco di quiete.
Non ha voltato pagina, Albina Dealessi. Nei recessi della sua pittura astratta ed espressionista abita il paesaggio del Monferrato, solide radici di timbri e toni rustici, di terre, di mosto scuro, di foglie cadute e rame brunito, colti sui crinali di risaie e vigneti. Monferrato silente, suggerisce, in una prosa lirica, l'artista.
L'attuale rassegna, infatti, riflette la sua produzione precedente in un canone inverso pittorico ottenuto attraverso la xilografia. Il fitto reticolato di olio corposo quasi in rilievo, tramato da una gestualità istintiva, diviene matrice dell'incisione lignea. Da un dipinto si genera un nuovo dipinto, che dimorava nel primo in attesa del suo sguardo, per rivelarsi all'autrice e venire alla luce. Un abbecedario artistico, come appunto lo definisce Albina, il codice trasmesso da un'opera all'altra per continuare l'ininterrotto filo del suo viaggio con la pittura.
Dealessi, dunque in modo indiretto fornisce all'osservatore le chiavi d'accesso per un cammino dentro la sua memoria pittorica, che si impregna di ricordi proprio così come si carica di colore la incisione sul legno, la quale si sovrappone ai segni propri del materiale. Rappresentare solo ciò che resta è il motivo costante della personale. Non la creazione, ma il processo di creazione. Non il lavoro finito, ma l'infinito dentro ogni lavoro. Non il paesaggio, ma il vento che passa attraverso e scompagina spazi, luci, colore e forme. Forme erranti, per citare ancora l'artista, corpi tonali in sospensione nello spazio del quadro.
Non esiste un "fuoco" preciso dell'immagine, su cui la luce sembra ovunque diffondersi dalle ruvide aperture d'intonaco bianco, mosso, del fondo. Un terso cielo estivo dove osserviamo il paesaggio di nuvole, sapendo poco del loro viaggiare, fantasticando sul loro vaporoso vagabondare senza posa.
Dott. Elena Carrea



..... frantuma in un prisma di colori e barbagli di luce la memoria del paesaggio. La sua è una pittura gestuale che attraverso il ritmo andante di corpose tracce cromatiche stese a spatola rende mobile la superficie del quadro, senza un centro definito. Affiora così sulla tela, come sul lago del pensiero, la danza mossa degli istanti e degli spazi attraversati, che trascina l'osservatore nella sequenza dinamica di passi tonali.
Dott. Elena Carrea - Scritto in occasione della Mostra " Percorsi nel paesaggio" presso lo Spazio Arte" in Gavi tenutasi dal 3 al 23 marzo 2012



Sono i paesaggi del Monferrato, un Monferrato silente, come era il titolo della sua prima personale, allestita nel 2010 in Alessandria, paesaggi nati da una grande sensibilità artistica, astrazioni nelle quali il visitatore si può immergere e trovare nuove emozioni.
Nadia Presotto - giornalista, scritto in occasione della mostra "personale" tenutasi presso l'aula consiliare del Comune di Lu dal 21 gennaio al 18 febbraio 2011



(….) La natura protagonista assoluta dei suoi quadri, in bilico tra astratto e concreto. E' la visione spontanea di una illuminazione venuta dall'interno della materia che svela un senso intimo e magico: la lunga via per una presa di coscienza della vita che anima l'universo. Il mondo sembra essere preda di un'immobilità apparente, lungo un confine d'ombra e di luce che si colloca tra essere e nulla. Su questa intonazione poetica si colloca il ciclo Ricordi della memoria che sembra riferirsi alla visione delle "Ninfee" di Monet. Sono acque che simboleggiano la summa universale: sono "fonte" e "origine", serbatoi di tutte le possibilità d'esistenza, precedono tutte le forme e fanno da supporto ad ogni -creazione sospesa tra il visibile e l'invisibile- citando Paul Klee. Dense e corpose, sulla tela le forme sono definite a colpi di spatola con un ritmo ascendente che suggerisce la trasparenza della luce e l'intensità del colore; la forma si fa d'un tratto liquida e la visione supera quanto di fisico la determina per rivolgersi alla memoria, al sogno. Il risultato si declina attraverso tarsie che lasciano in vista il lavoro della mano dell'artista e creano effetti di movimento, quasi un'increspatura della superficie. Il "gesto" in alcune pitture definisce la materia e permette di ottenere una percezione di dilatazione dello spazio e del colore stesso grazie alla luce, quasi un centro gravitazionale attorno al quale gira un "tutto". In altri casi sono i riflessi che suggestionano l'osservatore, come se non esistesse un centro vero e proprio, ma al contrario fosse proprio l'indeterminazione del verso della veduta a determinare uno sprofondare dello sguardo, perdersi in un altrove. Dealessi conosce la forza delle Avanguardie del Novecento e ne individua le tracce in molti passaggi della sua pittura, senza trascurare le correnti più recenti dell'arte. Si possono ravvisare in alcune sue composizioni accenti che la avvicinano ai risultati raggiunti dall'arte cinetica. Realizzati in tempi recenti soggetti come Il respiro della natura o La notte riflette, appartengono a uno dei cicli più peculiari dell'artista. Così intitolati per sottolineare l'apparenza captata dall'occhio umano che diventa motore e creatore delle forme, inesistenti sul piano fisico ma percepite come reali quanto più appaiono instabili, queste tele rimandano ad effetti ottico-dinamici, testimoniando la vocazione all'osservazione dei fenomeni mirata ad indagare le leggi che collegano le interazioni tra percezione, memoria e immaginazione. Tali opere sono virtualmente cinetiche poiché fisicamente immobili ma in divenire per effetto della mobilità del punto di vista:l'arte quindi produce opere aperte all'interpretazione e nelle quali il movimento è fondamentale. Il moto illusorio e ottico è ottenuto tramite effetti di luce che determinano un ritmo, idealmente ripetuto all'infinito con il coinvolgimento psicologico dello spettatore. E' la parte più intima e sognatrice dell'artista che qui si manifesta, nella continua ricerca di espressioni che trovano nel linguaggio pittorico un comune sentire. Un nuovo "altrove" da esplorare.
Dott. Emanuela Mazzotti - critico dell'arte - in occasione della mostra "La corsa" tenutasi presso il Museo dei Campionissimi a Novi Ligure dal 20 luglio al 8 agosto 2010



… che è stata in grado di fondere il tema dell'origine con la luce, affiorante da uno sfondo più cupo; il gioco cromatico ha, infatti, veicolato il messaggio dell'opera d'arte, non più affidato alla rappresentazione naturalistica dell'immagine.
Dott. Sabrina Falzone - Critico e Storico dell'Arte scritto in occasione della mostra "sfogliando il Natale" tenutasi presso la Galleria il Borgo di Milano dal 20 al 30 novembre 2009



Profumi di violette, aromi d'avanguardia ed effluvi astratti, questi i parametri pittorici seguiti dall'abile autrice Albina Dealessi e che contraddistinguono la sua "Primavera" artistica. Da essa il sentimento di natura emerge in tutta la sua enfasi espressiva, grazie all'impiego di una pennellata intrepida e passionale, che mostra, senza alcuna remora, l'animo più profondo della pittrice conzanese. Emozionano le sue vibranti stesure di colore che si aprono ad una gamma cromatica circoscritta che va dalla pregnanza dei toni verdi alla gloria visiva dei blu fino all'ascolto intimo dei gialli, con intermezzi musicali violetti. Il fondo, intriso di una luce lattea, non fa che amplificare il messaggio ottimistico di Dealessi nei confronti della natura e di tutto ciò che la circonda, trasmettendo anche nell'osservatore un diffuso senso di serenità percettiva ed un appagamento interiore. Il segno, rapido e marcato, scalfisce la tela con particolare energia e determinazione nell'opera dipinta ad olio su tela, intitolata "Estate", nella quale l'estro della pittrice piemontese affiora amabilmente non soltanto nel ritmo fremente della pennellata, ma anche nell'espansione cromatica della sua pittura, che suggestivamente introduce ad un tonalismo caldo e aranciato, da cui è palpabile la calura estiva, l'energia solare, il senso della vita. Negli anfratti della psiche, Albina Dealessi riesce a trovare un canale visivo illusorio, dove proiettare i suoi stati d'animo più profondi, canale che diviene lo specchio inconscio della sua interiorità, il riflesso delle sue pulsioni creative, in una parola: la sua anima su tela. In tale ottica, gli strati materici di colore, che si alternano sul supporto, simboleggiano la dimensione empirica e l'intero bagaglio di esperienze personali, nonché la sua più armonica crescita interiore. Come frammenti dorati sopiti nel talamo dell'esistenza, gli elementi pittorici di "Estate" mormorano la joie de vivre, seguendo l'estro, la creatività ed un amore smodato per l'arte, che accompagna da sempre la vita di Albina Dealessi, con i suoi momenti di accesa ispirazione espressiva, i suoi attimi d'impulsività segnica, le sue memorie di nostalgica presenza.
Dott. Sabrina Falzone - Critico e Storico dell' Arte -Scritto in occasione della mostra "Natura e sentimento" tenutasi presso il palazzo della provincia a Massina. dal 29/11/2008 al 12/12/2008



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